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Arte sacra - Articolo centrale

Il rintocco delle campane. La strada racconta le voci dell’architettura e dell’arte sacra

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Fin dagli albori dell’era cristiana, nelle valli di Susa e della Maurienne, transitano i primi evangelizzatori, il cui passaggio è favorito dalla Via Coziana. Nel medioevo si diffondono sul territorio, divenendo fermento spirituale e culturale, eremiti, monaci, frati e religiose di diversi ordini e congregazioni. Un’antica tradizione parla dello stesso Francesco d’Assisi, ospite di Beatrice di Ginevra, moglie del Conte di Savoia Tommaso I, che dona alla nobildonna, in segno di accettazione di un terreno, una manica della povera tonaca. Tale reliquia è oggi conservata nella chiesa dei Frati Cappuccini ad Annecy, dopo un lungo periodo in cui è stata custodita nella Reale Cappella di Chambéry. Un’altra celebre reliquia compie, invece, il percorso inverso. Nel 1578 la Sacra Sindone viene trasportata da Chambery a Torino dove è conservata tutt’ora. Le tre dita di San Giovanni Battista, custodite nella Cattedrale di Saint-Jean-de-Maurienne, giungono addirittura dalla lontana Alessandria d’Egitto per mano di Santa Tygre (VI secolo). Attraverso i valichi Alpini, però, passano soprattutto uomini: Papi, Imperatori, semplici fedeli e pellegrini. L’alta Valle di Susa, poi, è teatro delle lotte di religione successive alla riforma protestante. Il variegato patrimonio di arte (affreschi, dipinti, sculture) e architettura sacra (cattedrali, chiese, cappelle e monasteri) che caratterizza oggi le “Terre d’Adelaide&Odon” rispecchia quindi le vicende e le sensibilità dei secoli. Percorrere la Val Susa e la Maurienne significa porsi in ascolto di questi tesori di arte e di fede, tenuti vivi nelle popolazioni che abitano il territorio e che lo animano con la loro presenza. Le comunità odierne non solo conservano i capolavori architettonici, scultorei e pittorici del passato ma li rendono vivi, capaci di parlare ancora al viaggiatore che attraversa queste terre con l’orecchio teso ai canti dei monaci, ai rintocchi delle campane, alle preghiere pronunciate in lingue diverse dai valligiani e dai numerosi pellegrini in cammino – per lo più a piedi – sull’antica Via Francigena.
 

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